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QUATTRO CHIACCHIERE CON GUTENBERG E CHI HA RESO LA STAMPANTE L’OGGETTO DEL FUTURO

Ho sempre sognato di fare il barista dei film americani, quelli che fino a tarda notte con le luci soffuse puliscono col canovaccio i boccali e servono alcolici forti a persone deluse dalle circostanze della vita.
Un piccolo crocevia di stati d'animo contrastanti.


Potrebbe chiedermi un bicchiere di scotch Bi Sheng, la prima persona che ha ideato e messo in pratica la logica della stampa a caratteri mobili, con tavolette di terracotta.
Di lui non si sa quasi niente, qualche trafiletto di vita in un documento, poco altro. La sua invenzione è più famosa di lui. Un po' avvilito, ecco.
Un bel boccale di birra invece a Gutenberg, soddisfatto, che si gode i frutti della sua versione della stampa a caratteri mobili, che ha alfabetizzato l'Europa. Ci ha svoltato con questa cosa, lo sa ma non se ne compiace troppo.
Energy drink per chi va di fretta, ovvero Chuck Hull, che ha inventato la stampante in 3D.
C'è chi parla di Terza Rivoluzione Industriale, dell'innovazione del secolo, di qualcosa che cambierà il mondo in cui viviamo.
Tant'è che Chuck Hull su questo bancone di un bar "throwback", me lo immagino che comincia a raccontare tutto ciò che la sua idea può fare.


Sono strumenti che non hanno particolari limiti nelle cose da creare, e vanno di pari passo con le migliorie tecniche che vengono apportate a queste stampanti. Addirittura è stato possibile riprodurre la voce di un sacerdote egizio chiamato Nesyamun, vissuto 3 mila anni fa, grazie ad una TAC e una stampante 3D che ha riprodotto una laringe elettronica.

A Shanghai è stato "stampato" un ponte pedonale lungo 26,3 metri, fatto con fibre di calcestruzzo, realizzato da braccia robotiche che stampavano il tutto. Anche io prima di sapere come fossero fatte, pensavo uscissero da una fessura come i fax, e invece…


E cosa ancor più importante, una stampante 3D potrebbe anche replicare se stessa, e tutt'ora si sta lavorando a questo obiettivo. La tecnologia autoreplicante è qualcosa che affascina tutti gli addetti, e perlomeno in alcune forme base, questa "replica" ha dato risultati sorprendenti.


Gutenberg e Bi Sheng ordinano entrambi vodka liscia, stanno un po' sudando.


Quella che sembra la fantascienza, ha radici profonde.
Si comincia a parlare di questa tecnologia già dal 1982, quando proprio Chuck Hull inventò la stereolitografia, ovvero la produzione di oggetti tridimensionali con una particolare resina colpita da raggi UV partendo da dati digitali elaborati da un software.
Tuttavia oggetti solidi veri e propri fatti con polveri di metallo, li avremo solo nel 1995, quando la tecnologia UV sarà sostituita da un laser, infatti il processo viene chiamato "Selective Laser Melting".


Un progetto che ultimamente ha avuto molta considerazione per le stampanti 3D, è la possibilità di stampare moduli abitativi.
Esatto, vere e proprie case dove poter abitare.
Le stampanti 3D abbattono dei costi importanti, e in America questa ipotesi è stata vista di buon grado per fronteggiare il cannibale mercato delle abitazioni: a San Francisco affittare una casa può arrivare a costare anche 3.500 dollari al mese.


L'azienda "Sunconomy" ha collaborato con una società di costruzioni residenziali di San Francisco, la "Forge New" e insieme hanno sviluppato una piattaforma chiamata "We Printed House" , e ha avuto il permesso di vendere in Texas delle case monofamiliari stampate in 3D, al prezzo di 238mila dollari.
Le case fanno parte di un progetto chiamato "Genesis" e sono composte da tre camere da letto, due bagni con un garage separato, sistema di energia solare, eolico, batteria di riserva e un sistema per la raccolta dell’acqua piovana. Sono case ecosostenibili a basso impatto, sia ambientale che di costi.


Anche in Giappone si sta lavorando a questo progetto, per singole persone. Delle piccole case sono state ideate da Masayuki Sono, che ha vinto un contest della NASA, e sviluppate dalla compagnia "Serendix Partenrs". Sono di 30 metri quadrati al prezzo di 29.000 euro, e si costruiscono in 24 ore.
Il contest aveva anche la finalità di trovare il miglior design da ricreare per dei moduli abitativi da rielaborare poi anche su Marte e la Luna.
Tutte queste case 3D sono stampate in modo che i propri moduli possano essere rielaborati anche su altri pianeti, e per questo l'utilizzo di una tecnologia che crea il tutto annulla il problema della manodopera per costruirle.

E l'Italia non sta a guardare.
Mario Cucinella e Massimo Moretti, hanno creato "Tecla", ovvero un modulo abitativo interamente costruito in terra. Totalmente a impatto zero, ha una insolita forma ad alveare, che la rende compatta, e ha un piccolo foro al centro per favorire la circolazione dell'aria e il mantenimento della temperatura interna.
La realizzazione ha necessitato meno di dieci giorni, più o meno 200 ore, zero costo per i materiali e sono stati prodotti due moduli abitativi di 70 metri quadrati, con letto e cucina. E' ancora in fase di studio per vedere se viene confermata la sua sicurezza, ma l'idea già ha suscitato la curiosità degli addetti ai lavori.

Una tecnologia che dopo aver iniziato con giocattoli, protesi e piccoli oggetti, sta arrivando alle case, ai razzi, all'edilizia e chi più ne ha più ne metta.
Solo il tempo potrà dirci se si tratterà di Terza Rivoluzione Industriale, ma l'inizio sicuramente è sorprendente.
E' il momento di chiudere, presento il conto ai tre. Hull e Gutenberg si toccano le tasche mimando che non hanno soldi con loro e guardano il povero Bi Sheng, che con un sospirone, paga per tutti. Un po' come 500 anni fa. Tranquillo Bi, stasera offre la casa, vai tranquillo.

 

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