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Boom di vendite di biciclette. Ma schizzano anche i furti

Italiani popolo di ciclisti. Complice il lockdown e il bonus bicicletta si è riscoperta la passione per le passeggiate in sella, amatoriali o competitive. Così nel 2020 sono schizzate le vendite delle due ruote: secondo l'Istituto Swg lo scorso maggio ha segnato un più 60% rispetto all'anno precedente, con 540mila unità acquistate. In parallelo però sono cresciuti anche i furti: circa 480mila quelli realizzati nel 2020. Un vero boom se si considera come nel 2013 erano stati 160mila in meno, per un totale di 320mila biciclette sottratte ai legittimi proprietari.

Ma i ladri non sono più quelli di una volta, o almeno non quelli raccontati in uno dei film simbolo del neorealismo italiano, Ladri di biciclette del 1948, diretto da Vittorio De Sica. Nel mirino dei moderni furfanti sono finite soprattutto le biciclette più belle e costose, specie le ebike a pedalata assistita. Quelle che difficilmente si legano al palo sotto l'ufficio (per chi ci va ancora e non sia a casa in smart working), e che più probabilmente finiscono custodite in garage. Del resto il loro costo non è di pochi spiccioli: 1600 euro quello medio per una ebike, contro i 400 per le bici tradizionali come fanno sapere da Ancma, associazione che rappresenta dentro Confindustria il comparto delle due ruote.

I sospetti sono allora subito caduti sulle app di tracciamento come Strava, in voga tra i ciclisti perché consente di monitorare le prestazioni sportive e condividerle sui social. Ma indicare il percorso equivale, grazie alla geolocalizzazione, a mostrare a tutti dove si trova il proprio garage e garantire così un bottino facile per i ladri. Non a caso l'applicazione ha di recente introdotto una modifica al sistema di privacy, consentendo di oscurare l'ultimo chilometro di partenza e l'ultimo di arrivo, proprio per impedire di visualizzare l'esatto indirizzo del proprietario.

Alcuni metodi per tutelarsi ci sarebbero. Per non finire come lo sfortunato Antonio, protagonista del film di De Sica che mai recupererà la sua due ruote, a Milano si stanno attrezzando. In primavera sbarcherà il registro delle biciclette, piattaforma che sarà collegata con le centrali di polizia. Marco Granelli, assessore alla Mobilità del Comune meneghino, ha fatto sapere che al sito si collegheranno i principali marcatori di biciclette, “sia quelli più diffusi online che quelli legati ai costruttori di biciclette e alle aziende che le commercializzano”. Prima ci dovrà essere la registrazione del telaio con apposito codice, un'operazione che non sempre viene eseguita. Una proposta simile è quella del Cicloregistro patrocinato da Ancma, un database centralizzato per registrare la propria bici e segnalare i furti. Altra idea che aiuterebbe le forze dell'ordine nel compito di recupero della bici rubata.

Quel che è certo è che il mercato delle biciclette è destinato a crescere. Ancma ha sottolineato come il momento storico sia “di grande ampliamento della domanda e dell’interesse attorno alla bicicletta”. Il Covid ha in fondo solo implementato quello che era già un settore florido. In Italia il comparto è composto da circa 250 imprese, in prevalenza pmi, che offrono occupazione a più di 12mila addetti. La produzione italiana di biciclette occupa saldamente il primo posto a livello europeo e nel complesso l'industria delle due ruote, incluse quelle a motore, conta su un fatturato da ben 5 miliardi.